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9 febbraio 2012

Guida al teatro.

Un aiuto per educare gli alunni all’esperienza teatrale.

In questi mesi di tournée ci siamo a volte resi conto che le regole di base dello stare a teatro che per noi adulti sono spesso scontate, non lo sono altrettanto per i ragazzi, che per la prima volta si confrontano con questa esperienza.

Obiettivo di quest’articolo è favorire il giusto atteggiamento di ascolto negli alunni affinché l’esperienza dello spettacolo possa essere la migliore possibile.

Si tratta di favorire comportamenti e atteggiamenti di apertura e, di ascolto che permettono al ragazzo di godere dell’esperienza completa dell’andare a teatro nel migliore dei modi, lavorando sul coinvolgimento emotivo che necessariamente la visione di uno spettacolo dal vivo comporta.

Andare a teatro, infatti, significa recarsi in un luogo dedicato esclusivamente alla visione dello spettacolo, un luogo che ha i suoi riti, le sue regole. Si entra, ci si siede, le luci si spengono, inizia lo spettacolo e il tempo si sospende… poi gli applausi e le luci che si riaccendono…

PERCHÉ PROPORRE AI RAGAZZI UNO SPETTACOLO TEATRALE NELL’AMBITO DELLE ATTIVITÀ SCOLASTICHE?

Ci sono molte ragioni per vivere insieme ai propri alunni questa esperienza. Stare a teatro non è come andare al cinema o guardare la televisione, c’è qualche cosa in più e di

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diverso:

è dal vivo: accade qui ed ora fra coloro che agiscono sulla scena e coloro che assistono

proprio per questo è irripetibile, irriproducibile ed ha un termine

è un’esperienza che si vive in gruppo, in comunità, è gratificante ed è una festa

è il luogo dove la finzione si realizza come progetto e non come prodotto e stimola la fantasia

Proporre uno spettacolo nell’ambito delle attività scolastiche è riconoscere alla Scuola la sua funzione di “alfabetizzazione estetica” dei ragazzi.

Andare a teatro, solo anche considerando l’aspetto comunitario dell’esperienza, è un valore. Le caratteristiche di omogeneità che si ritrovano in ambito scolastico (età,livello di scolarizzazione, rapporti di amicizia…) favoriscono poi la comunicazione e contribuiscono a costruire nella classe un vissuto, anche emozionale, condiviso.

Per un ragazzo l’esperienza della visione si sovrappone naturalmente a quella di partecipazione, anche fisica. Il ragazzo abolisce la distanza fra platea e scena per istituire un NUOVO SPAZIO UNICO. È co-protagonista dello spettacolo e in lui i meccanismi psicologici di identificazione e di proiezione agiscono più profondamente rispetto all’adulto.

È molto probabile quindi che insegnante e alunno a teatro non vivano proprio la stessa esperienza.

QUINDI: QUAL’ È IL RUOLO CHE L’INSEGNANTE DEVE GIOCARE IN QUESTA AVVENTURA?

Ciò che sicuramente l’insegnante non deve pensare è che la sua esperienza di spettatore- adulto sia sufficiente ad orientare il suo ruolo di mediatore. È importante che l’insegnante si cali nel ruolo di OSSERVATORE attento delle reazioni dei suoi allievi: analizzare questi comportamenti lo aiuterà a comprendere come lo spettacolo è stato percepito e a lavorarci sopra.

Creerà poi le condizioni per cui l’alunno possa interrogarsi sul senso della sua esperienza di spettatore cercando strategie affinché tale esperienza continui a risuonare nella sua interiorità suscitando altre immagini, altre parole, altre storie.

“Godere di un’opera d’arte o di un suo momento è, infatti, ritrovarla fuori sede. Solo in quell’ istante il circolo di comprensione è perfetto e l’arte si salda alla vita.” (E. Montale)

Per fare ciò è importante dilatare il tempo della fruizione dello spettacolo inglobando i tempi dell’ATTESA e i tempi dell’ELABORAZIONE. Questo lavoro lo facciamo insieme, SCUOLA E TEATRO, INSEGNANTI E ORGANIZZATORI TEATRALI.

PRIMA DELLO SPETTACOLO – CREARE L’ATTESA

Creare l’attesa è uno degli elementi fondamentali per attivare un clima di ascolto e di attenzione. “Andremo a teatro!” questo è l’annuncio da condividere. Ma cosa dire? Quali informazioni fornire agli alunni sullo spettacolo? E come dosarle?

IL TITOLO

È la prima associazione, la prima consultazione della nostra “enciclopedia” privata di riferimento. FANTASTICARE SUL TITOLO, per esempio anche con una semplice attività di brain storming, ci aiuta a capire quali sono i riferimenti e le associazioni che i ragazzi mettono in atto, le aspettative sui contenuti, ecc…

Il cinema e la TV sono ovviamente il primo modello di riferimento. Giocare con il titolo è dunque un’occasione per stimolare altre associazioni, suggerire altri modelli, ampliare il contesto di riferimento dei ragazzi. In altre parole aggiungere voci all’“enciclopedia”. E magari, perché no, è anche l’occasione per interrogarsi sul proprio modello, sul proprio contesto di riferimento personale cui facciamo riferimento come spettatori.

LA COMPAGNIA

Il termine “compagnia” evoca immediatamente nei ragazzi, ma non solo, una situazione fatta da più persone, che vanno d’accordo fra loro – nel senso che sono legati da rapporti di amicizia oltre che di lavoro – che viaggiano da un luogo all’altro.

Al lavoro del teatrante si associa una componente festosa, comica ed affettiva: proprio perché l’attore si suppone lavorare in una compagnia di amici, si presume anche si stia divertendo – e con lui tutti i membri dello staff organizzativo – e che abbia come obiettivo il divertimento degli spettatori.

FANTASTICARE SULLA COMPAGNIA e personalizzare i singoli componenti, tenendo conto di questi preconcetti, è un altro punto di osservazione delle aspettative che i ragazzi ripongono nell’andare a teatro.

QUANDO E DOVE

Tempo e spazio sono informazioni importanti e necessarie per dare una dimensione e una localizzazione dell’attesa. Può essere poi l’occasione per parlare del TEATRO come edificio, come CONTENITORE dello spettacolo composto di diversi ambienti destinati a varie attività che costruiscono la liturgia dello stare a teatro (ingresso, foyer, biglietteria, guardaroba, sala, palco, …).

Si tenga conto che il rapporto e la rappresentazione dello spazio, non solo scenico, è un punto di osservazione molto frequente nei ragazzi. L’edificio teatro è di per sé una componente forte dell’esperienza.

L’ALUNNO DEVE ESSERE EDUCATO AL SILENZIO, ALLA LENTEZZA, ALL’OZIO, AGLI INIZI E ALLA FINE, ALL’ACCOGLIERE IL BUIO, A PERMETTERSI, IN ALTRE PAROLE, DI ENTRARE NELLO SPAZIO ALTRO, NON SOLO IN SENSO FISICO, DEL TEATRO. In particolare preparare al buio, soprattutto i più piccoli è importante: il buio in sala è un passaggio, una soglia, un varco che apre su uno spazio, un tempo e un luogo diverso. Equivale all’inizio dello spettacolo, al “C’era una volta” delle favole. Ma come ogni nuovo inizio può spaventare.

E’ GIUNTO IL MOMENTO: A TEATRO!

Ora siamo pronti. Buio in sala. VIA! Ecco, lo spettacolo inizia e persone vere, che abbiamo già conosciuto per nome, sono lì per noi sul palco. Inizia il dialogo. Ognuno al suo posto. L’insegnante si cala nel suo ruolo di osservatore attento dei comportamenti dei propri alunni. Tenendo conto di alcune sostanziali differenze fra come noi adulti stiamo a teatro e di come ci sta un ragazzo. Mentre l’adulto si preoccupa di delimitare precisamente il proprio spazio in sala (l’adulto preferisce il posto numerato, non vuole cercare un suo spazio, e generalmente non desidera entrare in contatto con i vicini di sedia), e cerca la posizione più comoda in considerazione del fatto che dovrà stare fermo per un po’, il ragazzo ha bisogno di partecipare all’esperienza con tutto il suo corpo: cambia continuamente postura fino ad arrivare addirittura ad un “mimetismo corporeo” con chi agisce sulla scena, cerca il contatto e il confronto con i compagni, sente l’impulso di intervenire verbalmente. L’atteggiamento del ragazzo a teatro è dunque l’atteggiamento del pubblico del teatro popolare, un pubblico che partecipa.

La compagnia non solo lo sa, ma considera questa partecipazione parte importante del proprio lavoro e spesso stimola l’intervento verbale.

DOPO LO SPETTACOLO – IL TEMPO DELL’ELABORAZIONE

L’esperienza è stata molto coinvolgente. Emozionante. Ha coinvolto le nostre emozioni e ci ha convocati con tutto il nostro vissuto. È importante far sfogare e raccogliere il fiume di sensazioni immediate. È un momento importante che permette ai ragazzi di fissare alcune cose nella memoria; non c’è da preoccuparsi se si svela la finzione, se il gioco è scoperto: i ragazzi sapevano anche prima della loro esistenza.

Ogni attività suggerita deve quindi avere lo scopo non tanto di decifrare lo spettacolo, quanto di permettere al ragazzo di sistemare l’esperienza nel proprio vissuto e a ritrovarla.

NB: Abbiamo volutamente evitato di elencare le “regole” dello stare a teatro , quali il silenzio, il non mangiare, non utilizzare lettori mp3, spegnere i cellulari, cercando di dare i mezzi agli alunni per capire autonomamente il perché dell’esistenza di tali regole.

Non resta che augurarvi BUONO SPETTACOLO!

2 Comments on “Guida al teatro.

Claudia Maria
6 marzo 2012 a 20:16

Ho assistito, ieri -Lunedì 5 Marzo 2012- allo spettacolo Sans-Papiers, in Cremona. E non posso far altro che complimentarvi con voi! Mi sono commossa e divertita. Emozionata e commossa, di nuovo. BRAVISSIMI! Dovrebbero proporne molte di più, di attività scolastiche così!

Rispondi
Daniela Tonarelli
22 febbraio 2012 a 12:38

Grazie per questa utile guida, la trovo interessante e soprattutto perfetta nella tempistica: infatti sto lavorando sull’approccio didattico-metodologico all’esperienza teatrale…!

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